Un’onda di convergenza, un appello all’unità contro le derive autoritarie e le politiche di riarmo. Questo è il cuore pulsante dell’Assemblea nazionale che si è tenuta a Bologna, presso il Tpo, radunando oltre settecento tra associazioni, sindacati, movimenti e gruppi da ogni angolo d’Italia. L’evento, intitolato emblematicamente “Contro i re e le loro guerre” e ispirato allo slogan “O re o libertà”, segna un momento cruciale per la cosiddetta “sinistra vera” del Paese, decisa a fare un salto di qualità nella sua azione politica e sociale.
La posta in gioco è alta: si tratta di difendere i diritti sociali e democratici, il lavoro e il reddito, la casa e l’ambiente, in un contesto nazionale e internazionale sempre più teso. L’obiettivo primario è una manifestazione nazionale a Roma, prevista per la fine di marzo, che non si limiterà a denunciare il riarmo e il nuovo “pacchetto sicurezza”, ma abbraccerà un’ampia gamma di istanze, dalla giustizia sociale alla pace, dalla libertà d’espressione alla lotta contro ogni forma di repressione. Questa mobilitazione ambisce a trascendere le singole battaglie, unendo le forze in una visione comune e condivisa.
La partecipazione è vasta e trasversale, includendo sigle storiche come Cgil, Arci, Pax Christi, Amnesty International, Magistratura democratica, e realtà più recenti come la rete “Stop Rearm Europe” e “A pieno regime”. L’assemblea bolognese non è solo un punto di incontro, ma il trampolino di lancio per un percorso che intende costruire un’alternativa concreta alle politiche dominanti, ponendo al centro la dignità delle persone e la difesa dei beni comuni. Un segnale forte che l’Italia si interroga sul suo futuro e sulle direzioni intraprese.
Il movimento si propone di affrontare le sfide globali e nazionali con una prospettiva olistica, riconoscendo l’interconnessione tra spesa militare, crisi sociale e erosione delle libertà. L’idea di “convergenza” non è una semplice sommatoria di sigle, ma la costruzione di un fronte comune capace di elaborare un’agenda politica chiara e incisiva. L’eco della Global Sumud Flotilla e delle mobilitazioni contro il genocidio dei palestinesi risuona tra i partecipanti, confermando la volontà di agire su scala globale, con un occhio attento alle ripercussioni locali.
Il Contesto e lo Scenario Attuale
Lo scenario politico e sociale italiano, e più in generale europeo, è caratterizzato da una crescente instabilità e da decisioni che stanno ridefinendo le priorità dei governi. Negli ultimi anni, si è assistito a un’accelerazione significativa delle politiche di riarmo, con un aumento vertiginoso delle spese militari a livello europeo e NATO. Questa tendenza, spesso giustificata da una percezione di maggiore insicurezza globale, ha come diretta conseguenza una contrazione degli investimenti nel welfare, nella sanità pubblica, nell’istruzione e in tutte quelle aree che costituiscono il pilastro della coesione sociale. Il rapporto tra la spesa militare in crescita e la spesa sociale in calo è un dato di fatto lampante, percepito da ampi strati della popolazione che vedono peggiorare le proprie condizioni di vita.
Parallelamente a questa corsa agli armamenti, si osserva una preoccupante stretta autoritaria, manifestata attraverso l’introduzione di nuovi “pacchetti sicurezza” e disegni di legge che, secondo i critici, minano il diritto di protesta e la libertà di espressione. Il Ddl sicurezza, in particolare, ha suscitato un’ondata di contestazioni per le sue potenziali implicazioni liberticide. Le cronache recenti sono costellate di episodi di sgombero di centri sociali e spazi occupati, da Askatasuna a Torino, al Leoncavallo di Milano, a Spin Time di Roma, fino a Officina 99 a Napoli, evidenziando una politica di tolleranza zero nei confronti del dissenso e delle forme di autorganizzazione dal basso.
A livello internazionale, il conflitto in Palestina e il genocidio in corso hanno generato un’ondata di indignazione e mobilitazione senza precedenti, come dimostrato dal successo della Global Sumud Flotilla e dalle numerose manifestazioni a sostegno del popolo palestinese. Questi eventi hanno contribuito a saldare un legame tra la critica all’economia di guerra e la condanna delle violazioni dei diritti umani, rafforzando la consapevolezza che le politiche di riarmo e le guerre hanno un impatto diretto sulla vita delle persone e sulla democrazia stessa. L’iniziativa “Contro i re e le loro guerre” nasce proprio da questa consapevolezza, cercando di unire le diverse anime del fronte progressista e pacifista.
Il movimento trae ispirazione anche da esperienze internazionali, come il movimento “No Kings” nato negli Stati Uniti in opposizione alle politiche di Donald Trump. Questo richiamo non è casuale, ma intende sottolineare una dimensione globale nella lotta contro le politiche liberticide e le derive autoritarie. L’assemblea di Bologna non è un evento isolato, ma si inserisce in un percorso più ampio che ha visto una prima assemblea “Contro i re” alla Sapienza di Roma a novembre e diverse mobilitazioni locali, come quelle a Torino e Napoli contro gli sgomberi, e la solidarietà con gli studenti tedeschi che si oppongono al ritorno della leva militare. Queste date non sono semplici appuntamenti, ma tappe di un’agenda politica che mira a ridefinire il concetto di democrazia e giustizia sociale.
Analisi Dettagliata e Approfondimento
L’assemblea di Bologna rappresenta un crocevia fondamentale per le forze progressiste italiane, un tentativo di superare la frammentazione che spesso ha caratterizzato il panorama della sinistra e dei movimenti sociali. La parola chiave, come sottolineato da Barbara Tibaldi della segreteria Fiom Cgil, è “convergenza”: non una semplice sommatoria di adesioni, ma un vero e proprio salto di qualità nell’azione collettiva. Questo significa riconoscere l’interdipendenza delle diverse lotte – dal salario al lavoro, dalla casa ai diritti democratici – e unirle in una piattaforma comune che possa affrontare le cause sistemiche delle ingiustizie.
Il concetto di “re”, evocato dallo slogan “Contro i re e le loro guerre” e “O re o libertà”, va oltre la figura del monarca. Simboleggia tutte quelle forme di potere autocratico, sia esso economico, politico o militare, che sacrificano il benessere collettivo e i diritti individuali in nome di interessi particolari. Include i poteri che spingono al riarmo, quelli che emanano decreti sicurezza restrittivi, e quelli che perseguono politiche neoliberiste che generano disuguaglianze. Questa visione è stata rafforzata dal documento finale dell’assemblea di Roma a novembre, che ha esplicitamente incluso figure come Vladimir Putin e Xi Jinping tra i “re” da contrastare, indicando una critica che si estende oltre i confini del blocco occidentale e rifiuta ogni logica “campista”.
La lista delle realtà aderenti è impressionante per ampiezza e diversità, attestando la capacità del movimento di attrarre forze eterogenee. Tra i partecipanti figurano:
- Organizzazioni sindacali: Cgil (e in particolare Fiom Cgil), sebbene con la notevole assenza di Unione Sindacale di Base (USB) e altre voci del sindacalismo di base a livello nazionale (pur con convergenze locali, come a Massa).
- Associazioni e movimenti per la pace e i diritti umani: Pax Christi, Amnesty International, Rete Italiana Pace e Disarmo, Stop Rearm Europe, Antigone, Fondazione Perugia-Assisi.
- Centri sociali e spazi autogestiti: Tpo di Bologna, Askatasuna, Leoncavallo, Spin Time, Officina 99 – simboli della resistenza contro gli sgomberi e della costruzione di pratiche di autogoverno.
- Organizzazioni sociali e culturali: Arci, Attac (con Marco Bersani), Magistratura democratica (impegnata anche contro il referendum sulla divisione delle carriere giudiziarie), Global Movement to Gaza e Global Sumud.
- Figure di spicco: Patrick Zaki, Zerocalcare, don Mattia Ferrari di Ong Mediterranea, e l’attesa (non confermata) presenza del cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, che segnalerebbe un significativo sostegno dal mondo cattolico progressista.
- Rappresentanti politici: Europarlamentari come Cecilia Strada (Pd), Pasquale Tridico (M5S) e Ilaria Salis (Sinistra Italiana), oltre a esponenti di Rifondazione Comunista, evidenziando una presenza, seppur in secondo piano, della politica tradizionale.
L’agenda dell’assemblea di Bologna è stata strutturata per approfondire le diverse sfaccettature della lotta. Il workshop su “Decreto sicurezza e diritto di protesta” ha analizzato le modifiche legislative, come il Decreto Legge 11 aprile 2025, n. 48, che ha inasprito le pene per reati come il blocco ferroviario, trasformando illeciti amministrativi in reati penali con anni di carcere. Questo è particolarmente rilevante alla luce dei procedimenti aperti contro gli attivisti della Global Sumud e i dirigenti sindacali di Massa per le manifestazioni pacifiche del 3 ottobre scorso. Altre sessioni tematiche hanno coperto il “Salario europeo, reddito incondizionato, diritto alla casa, mutualismo urbano”, il “Diritto di protesta, svolta autoritaria, superamento della democrazia liberale”, e la necessità di “Moltiplicare e organizzare la resistenza a guerra, riarmo, militarizzazione, genocidio”, inclusa la discussione sulla “questione europea” per la mattina successiva. Questi temi dimostrano la volontà di unire la critica al sistema economico e politico con la difesa delle libertà fondamentali e la promozione della pace.
Implicazioni e Conseguenze
L’assemblea di Bologna e il percorso



